ARIGATO  TOKYO     di Maurizio Monego

Cosa ci hanno lasciato le Olimpiadi di Tokyo. Al di là del medagliere, dei record, delle statistiche e delle enfasi mediatiche, quali fotografie rimangono impresse e quali pensieri ci lasciano?

Della singolarità dei Giochi giapponesi si sono lette pagine e pagine di giornali, servizi televisivi e un profluvio di post sui social, per dare conto delle proteste per dissuadere dal celebrarli o – per lo più - per caricarli di valori da affermare.

Sul piano economico sono stati un “bagno di sangue”. I ventotto miliardi di costi che il popolo giapponese si è accollato ne sono il più eclatante risultato. Aver voluto, in ogni caso, realizzare l’evento, con le limitazioni imposte dal periodo pandemico, fuori da ogni logica di mercato se si pensa ai mancati ritorni in termini turistici, di vendita di biglietti e merchandising e alla perdita di introiti da sponsorizzazioni, ha risposto a esigenze e motivazioni fra loro contrastanti. È giusto giudicare solo sul piano della convenienza economico-finanziaria? E a quali riflessioni porterà per il futuro dei Giochi Olimpici, che solo fra sei mesi vedranno l’edizione invernale di Pechino?

I Giochi della Speranza

I Giochi di Tokyo 2020, la cui prima atipicità è di essersi svolti un anno di ritardo, sono stati definiti da Thomas Bach i “Giochi della Speranza”. Speranza di uscire finalmente da una crisi sanitaria mondiale, di riconquistare una “normalità” di rapporti e di libertà che il virus ancora ci nega – e non sappiamo per quanto ancora -; speranza per creare solidarietà tra i popoli, che la presenza dei 205 Comitati Olimpici ha invocato; speranza che l’universalità dello sport spinga all’affermazione dei diritti, al superamento di ingiustizie e all’accettazione delle diversità. La globalizzazione dello sport e della vita è oggi più evidente. Il Presidente Malagò ha sottolineato come nella rappresentativa italiana ai Giochi fossero presenti atleti nati in tutti e cinque i continenti, mostrando un’Italia “multi etnica e super integrata”. Se la politica insiste nel non voler prendere atto di questa realtà, lo ius soli nello sport è più avanti e reclama lo snellimento dell'iter burocratico per la piena integrazione, facendo uscire tanti cittadini e potenziali atleti dal“girone dantesco”in cui oggi devono destreggiarsi. Le esternazioni di atleti sulle proprie scelte di vita di coppia, come quelle del tuffatore Tom Daley, della nostra arciera Lucilla Boari e di suo padre, hanno rivendicato il diritto della persona e il rispetto che ogni scelta in questo campo merita.

Tokyo 2020 ha salvato l’Olimpismo

Non è eccessiva questa affermazione che lo stesso Malagò ha fatto. L’Olimpiade è il periodo durante il quale la migliore gioventù del mondo si impegna, soffre, lotta per uno stesso obiettivo. I Giochi Olimpici sono il sogno di ogni atleta e quel sogno, per realizzarsi, richiede sacrificio, disciplina, temperanza, determinazione, lavoro costante dell’atleta e dell’equipe che lo segue, ricerca, perseveranza. Tutti valori che l’Olimpismo propone e che il Panathlon promuove, formativi della persona e fonte di comprensione e collaborazione fra i popoli. È per questo che questi Giochi si dovevano fare. Le dichiarazioni degli atleti, le immagini che tante gare ci hanno trasmesso, le emozioni che ci hanno fatto vivere, le tante storie che stanno dietro a prestazioni da medaglia e a semplici partecipazioni, fanno bene all’anima – anche degli spettatori – e rendono il senso vero dello sport.

Un’informazione educativa

Mai come in questa occasione la RAI ha saputo fornire, oltre ad una completa informazione sulla complessa articolazione delle discipline in campo, una trasmissione capace di trattare valori e non solo la cronaca. Lo ha fatto con “Il Circolo degli Anelli”, condotto da Alessandra De Stefano. Sono emersi i contenuti dell’Olimpismo presentati con leggerezza, a cominciare dal ruolo delle famiglie dei medagliati, coinvolgendo personalità competenti come Jury Chechi, Sara Simeoni, Domenico Fioravanti e gli altri ospiti che si sono succeduti al tavolo o in collegamento. Hanno commentato eventi e situazioni, prestandosi con simpatia al gioco delle provocazioni della conduttrice e degli autori, facendo comprendere al pubblico – che li ha premiati con ascolti record – che lo sport, da quello olimpico a quello di base, sono divertimento, impegno, gioia della fatica e che dietro ci sono spesso educatori come Lucio Zurlo il maestro di boxe di Irma Testa, cresciuta tra le strade di Torre Annunziata e prima donna a conquistare una medaglia nella Boxe. Il docufilm Butterfly di cui è protagonista racconta di cosa lo sport possa rappresentare in realtà problematiche come certe periferie e della fondamentale importanza di maestri di vita, prima che di sport, come Zurlo.

Se ci fosse bisogno di far comprendere l’importanza dello sport e della sua massima espressione rappresentata dai Giochi Olimpici, basterebbe citare la notizia delle “Olimpiadi delle Tende”, che, si sono svolte a Idlib, in un campo profughi siriano su iniziativa di un volontario di una ong umanitaria siriana,Ibrahim Sarmini. Centoventi ragazzi sono confluiti da 12 diversi campi profughi – che ospitano quasi tre milioni di persone, due terzi delle quali sfollate da altre parti della Siria –e hanno gareggiato, ognuno con i propri colori, chi lanciando un giavellotto, chi saltando ostacoli o cimentandosi in una improvvisata ginnastica, in incontri di arti marziali, pallavolo, badminton, calcio, nella corsa semplice o con i cavalli (di legno, appesi sul petto) per vincere l’oro, l’argento o il bronzo.

La bellezza dello sport

La bellezza dello sport l’abbiamo vista nei gesti atletici delle diverse discipline, nelle lacrime di commozione sul podio, nelle feste che a Casa Italia gli atleti e i tecnici improvvisavano per i loro campioni, l’abbiamo sentita nelle nostre personali reazioni emotive. Le immagini della gara dei 100 m piani e della staffetta 4x100 resteranno scolpite nella memoria di ogni italiano/a, così come l’esultanza irrefrenabile di Gimbo Tamberi e l’abbraccio straordinario sulla pista con il nuovo eroe Marcel Jacobs appena tagliato il traguardo.

Non è mancato l’accenno all’estetica dello sport e dei suoi interpreti. Il miglior esempio lo ha dato Roberto Bolle. Il suo corpo scolpito nell’assiduo allenamento e i valori che lo hanno sorretto sono stati argomento assolutamente esemplare. La sfida lanciata dal danzatore a Chechi di una spaccata in piedi ha mostrato il ginnasta in perfetta forma nel reggere il confronto. L’euforia per i risultati straordinari dei nostri atleti ha fatto crescere l’ottimismo, la voglia di ripartenza e di consolidare i successi  a vantaggio dello sport di base e scolastico.

A sottolineare come l’Olimpiade di Tokyo sia da considerare “della rinascita”, Alessandra De Stefano ha invitato Eike Schmidt, Direttore della Galleria degli Uffizi, che ha illustrato come l’arte scultorea rinascimentale abbia rivalutato il corpo e come anche nell’opera pittorica del “Tondo Doni” di Michelangelo, ad esempio, la Sacra Famiglia abbia sullo sfondo figure di atleti nudi, preludio delle raffigurazioni possenti della Sistina, che ben si conciliano oggi con lo sport.

Viva l’Olimpiade, dunque e a Tokyo dobbiamo un grande GRAZIE.

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